Siamo pronti, un caffè, rimaniamo leggeri per affrontare le curve del Gargano.
La meta di oggi è Vieste, abbiamo un appuntamento con Gianni e Natale, un anziano “trabuccolante”.Tutti con Rino
Il viaggio è lunghino se non te lo godi.
Un detto del luogo dice: Gargano, ogni curva un bacio d’amor!!!
Lo prendiamo in parola.
Una curva a strapiombo sul mare, ecco Mattinatella e le sue grotte marine.
Rientriamo nella foresta, un’altra curva, Baia delle Zagare e i suoi faraglioni.
La gente del posto dice che il paesaggio sia sempre lo stesso, un po’ noioso.
Solo mare, costa bianca, distese “monotone” di Ulivi e Pini, null’altro.
Da quando mi sono trasferito sul Gargano penso a queste “bestemmie” e mi viene da sorCosta panoramica del Garganoridere, sorriso amaro.
Chi non capisce questa bellezza, non capisce l’amore e non capisce niente…
Ecco l’isolotto di Campi, e quello??? L’Architello di San Felice, siamo quasi arrivati.
Ad aspettarci a Vieste c’è Gianni, un giovane Viestisano (cosi’ si chiamano gli abitanti di Vieste).
Gianni ha avuto un’idea geniale qualche anno fa.
Non voleva più vedere il fascino di Vieste e dei suoi trabucchi decadere, e ha deciso di far conoscere la loro bellezza, magari qualcuno apprezza e se ne prende cura, ricetta facile e geniale.
TrabuccolanteArrivati, Gianni ci sorride, solare, raggiante di suo e illuminato dal sole.
Ci presenta Natale, uno degli ultimi trabuccolanti esistenti a Vieste.
Insieme ci spiegano e ci mostrano come funzioni questa strana macchina da pesca, fatta di ruote, antenne, reti, cuore.
Il cuore non è retorica.
Gianni mi spiega che i trabucchi vengono creati dai trabuccolanti, che se ne prendono cura per tutta la vita, come accade con una buona moglie.
Tutto bello, tutto perfetto, tutto semplice (vorrei vedere un giovane ingegnere a far meglio).
Ma quelle corde sulle antenne chi le ha portate?!? Domanda un po’ provocatoria e un po’ scherzosa.
Natale, come la gente di queste parti, è di poche parole, si allonta e sale su di un antenna.Dove andiamo sul Gargano sul Trabucco
Un equilibrista, anzi di più.
Un conto è stare in piedi su di una trave di legno, un altro conto (molto più salato) è quello di starci su e lavorarci per ore, giorni, una vita.
Solo il rumore del mare e di qualche uccello a farti compagnia.
Sono emozionato mentre scrivo queste parole, pensando a quei gesti lenti e semplici, come il saluto sorridente di Gianni e Natale.
Il Gargano è terra cruda, come le emozioni primordiali che sa dare.

Michele

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